Era ora! Ma ora?

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"Finalmente cala il sipario. Dopo la nota del Quirinale così netta e chiara non ci sono più dubbi. Un ciclo è finito, il presidente del consiglio peggiore di questi ultimi 150 anni ha alzato bandiera bianca. O almeno così pare.   

Non c'è tanto da star sereni. Obiettivamente chi vede solo il bicchiere mezzo pieno, trasuda eccessivo ottimismo. Siamo oramai abituati ai tripli salti mortali del saltimbanco più famoso del mondo; più volte lo abbiamo dato per morto, ma poi prima un'intercettazione, poi un "mercato delle vacche", ha sempre tenuto in sella l'uomo che sussurrava alle gnocche.

Allora si dirà: approviamo subito questa legge sul patto di stabilità (la vecchia finanziaria).

Ma così com'è non si può: allungamento dell'età pensionabile, flessibilità del lavoro (tradotto: licenziamenti), tasse. E dopo la letterina di buoni intenti che il mago dell'effimero ha portato a Cannes, la commissione UE ha riposto con ben 39 osservazioni-precetti. Andranno tutti (o quasi) rispettati?

Quanto tempo ci vorrà per apportare le dovute modifiche che cancellino quelle norme da macelleria sociale ivi contenute? E nel frattempo chi ci garantisce che i traditori-traditi non tornino all'ovile? Magari con qualche promessa in più in tasca? Basta la nota del Quirinale? Troppe domande e troppo poco tempo.

Tra l'altro al Senato la maggioranza è ancora maggioranza.

E allora, spetta al centro sinistra dimostrare concretezza e serietà agli italiani: dopo la caduta del golem, il centro-sinistra dovrà salire al Quirinale con una sola voce.

In verità pare tutto il contrario: governo tecnico, governo di salvezza nazionale, governo di transizione, larghe intese, elezioni subito. Insomma c'è n'è per tutti i gusti. Ogni partito guida la sua battaglia, ogni partito cerca di dimostrarsi salvatore della Patria spiegando che questa o quella scelta è fatta per il bene del BelPaese.

Ma a quanto pare Vasto è oramai un ricordo lontano.

Certo determinate misure, seppur dolorose, vanno prese altrimenti si va a fondo. Siamo tra le dieci potenze economiche del mondo: il mercato globale e l'economia europea non ci permetterebbero di comportarci come l'Argentina o come l'Islanda. Questa virtual economy fatta di bond, spread, derivati, buoni sul debito pubblico, ci ha stretti tutti in un abbraccio mortale. Sia chiaro: se cade l'Italia cade l'Europa tutta. 

Ma c'è anche la riforma delle legge elettorale da fare prima di prossime elezioni. Troppo porcellum questa, troppo lontana da una democrazia partecipata, troppo di casta. Per non parlare poi dei costi della politica, del dimezzamento dei parlamentari, di una bella leggina sulla patrimoniale.

Insomma c'è tanto da dover fare e poco tempo per poterlo fare.

Ma il centro sinistra ha un dovere: cercare di fare squadra, salire al Quirinale con una proposta coesa e condivisibile, dimostrare che a tenerci uniti non è solo l'antiberlusconismo, ma idee chiare su cosa fare per il Paese, per gli italiani.

E soprattutto non nicchiare a nessun inciucio. La maggioranza perbene di questo Paese non lo capirebbe.

Se c'è la possibilità di un governo a "tempo determinato" con obiettivi precisi che traghetti l'Italia fino alle prossime elezioni nel più breve tempo possibile, bene. Altrimenti: sciarpa, cappello, guanti (e gomitiere a punta) e prepariamoci alle prime elezioni invernali della nostra storia. A Natale poi si sa, siamo tutti più buoni. 

  

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