EUROPA: E ADESSO?

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La situazione europea al termine delle concitate giornate del Consiglio Europeo non può certamente definirsi rosea. Le azioni intraprese dai Capi di Stato o di Governo dei 27 hanno fornito delle risposte alle grandi problematiche del Vecchio Continente che definire deboli è quasi una concessione. Se da una parte si è andati nella giusta direzione concependo una unione fiscale tra gli Stati Membri, dall’altra non si è fatto lo sforzo necessario per interrompere la crisi in atto.
 
Anzitutto la più grande preoccupazione è che i governi degli Stati Membri considerino le azioni appena intraprese come misure eccezionali per un momento eccezionale e il non-aver assunto impegni concreti di medio e lungo termine incisivi (Eurobond?) potrebbe essere visto in quest’ottica. Se così fosse, un simile approccio avrebbe solo la conseguenza, tragica, di rimettere in moto la turbolenza finanziaria che si è abbattuta fino ad ora ed indebolire la già compromessa condizione Comunitaria.
 
La necessità ora è quella di ripensare l’Europa come un’entità più unita, come una grossa nave che possa essere stabile anche nel mare più turbolento.
 
A questo riguardo appare assurdo come molti capi di Stato non vogliano rendersi conto della necessità e dell’importanza di unire le proprie forze in un momento storico che può vedere le nazioni europee solo sconfitte se non verrà trovato al più presto un sistema per rendersi solidi di fronte ai mercati. Inoltre, come se questo non fosse sufficiente, la decisione del Regno Unito di non prendere parte all’unione fiscale impoverisce ancora di più la decisione presa a Bruxelles poiché, non solo indebolisce le già tenui conclusioni assunte, ma complicherà anche a livello istituzionale le future implicazioni della Decisione.
 
Perché? Perché in questa situazione se degli Stati Membri decidono di non far parte di un nuovo trattato, questo potrebbe assumere le sembianze (ad esempio ) di quello di Schengen, ovvero quelle di un trattato che era “esterno” all’Unione. Di chi saranno le competenze sulla materia? Potrà il Parlamento Europeo, unico vero ed indispensabile organo democratico dell'Unione, avere la parola sulle scelte che verranno fatte? Sarà solo un accordo tra governi?
 
La situazione si complica ulteriormente e il tempo per trovare una soluzione (vista anche l’imminente perdita della Tripla A sul debito francese) sembra essere sempre più scarso.
  

Cosimo Avesani
responsabile per i rapporti con il gruppo parlamentare europeo 
e le istituzioni dell'Unione
  

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Ritratto di Cosimo Avesani

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