Idee per l'economia

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La funzione sociale dell’economia non si esaurisce con una maggiore quantità di capitali da spendere per alleviare le croniche inefficienze del welfare italiano. Non è solo la morfina che ci addolcisce l’insano spettacolo della politica nostrana. Non termina individualmente con l’acquisto di un nuovo bene di consumo, che ci distrae dall’avanzata perpetua di una crisi che non è stata affrontata seriamente, con maturità, dal governo nazionale, attendista e velleitario, pronto a negare la crisi ed a ridurla ad una catalessi psicologia, dove uomini e donne intimoriti non spendono più i loro denari con facilità, perché privi di fiducia e non perché sprovvisti di denaro e di stabilità future.

Un governo, questo, che aveva fatto della stabilità e della propria maggioranza parlamentare un suo punto di vanto, figlio però di una legge elettorale che ha annullato la libera iniziativa dei parlamentari, riducendoli in schiavitù, obbligandoli a premere due bottoni non secondo propria coscienza, illusoria, ma almeno secondo un programma condiviso, un idea di futuro, un insieme di impegni e di problemi da risolvere.

Vorrei potervi mostrare il bicchiere mezzo pieno, ma con questo governo e con la crisi economica che morde la popolazione posso, al massimo, mostrarvi qualche goccia d’acqua non ancora prosciugata sulle pareti del nostro bicchiere. Lo sforzo che ci attenderà per unirle e far sì che non evaporino non sarà privo di dolore.

Niente più illusioni, non possiamo permettercele. Cogliamo l’opportunità che ci sta dando questa crisi: quella di aprire gli occhi su un sistema moribondo, basato sulla rendita e sui privilegi che ogni categoria difende ostinatamente, bloccando lo sviluppo economico.

Sarà fondamentale rivedere la distribuzione del carico fiscale, spostarlo dal lavoro, e quindi dalla produzione, a quel sistema delicato che permetterebbe di avere salari adeguati al costo della vita, che non finiscono sotto la scure delle spese fisse e non ci permettono di alimentare l’economia, quella vera, quella reale. Ovviamente se lo Stato chiede un determinato gettito dobbiamo anche sapere dove andarlo a prendere: da quei beni, di lusso e non di necessità, che ad oggi eludono il fisco…una tassazione che sia effettiva al momento dell’acquisto, e non un prelievo successivo, facile da nascondere, impossibile da riscuotere. Vanno colpite le rendite, non solo finanziare…dobbiamo distrarre i grandi capitali fermi nei depositi, le grandi proprietà immobiliari che vivono di rendita, che attraverso un cartello di mercato tengono gli affitti altissimi, prosciugando i salari…dobbiamo incentivare l’investimento nelle attività produttive, disincentivare il parassitismo della rendita che produce guadagni concentrati senza favorire in alcun modo il lavoro, sul quale questo Stato per Costituzione, e l’economia mondiale per oggettività si reggono.

Altresì dobbiamo snellire questo Stato dall’eccesso di burocrazia, dalle arroccate e potenti caste, che come gilde medievali difendono a spada tratta i loro privilegi corporativi, davanti ad un insieme di liberalizzazioni appena accennate dal decreto Bersani, che per lo più colpiva gli artigiani e le piccole imprese, dobbiamo esser pronti ad espandere il moto liberatorio nei confronti di quelle professioni che non permettono ai nostri laureati di spingersi oltre al posto di assistente negli studi legali, inchiodati dalle difficoltà di allargare i mercati forensi e notarili, dobbiamo allargare le possibilità di impresa per le farmacie, per tutti quei settori che si reggono anacronisticamente su ordini professionali che limitano l’accesso alle professioni.

Non basteranno solo questi interventi per rimettere in moto il motore arrugginito dell’Italia:  altri sono i settori che dobbiamo revisionare, riformare, a partire dalla spesa pubblica corrente, alla giustizia, ed anche alle pensioni. Sono temi caldi e difficili, ma dobbiamo con maturità affrontarli, in maniera serena e con un ottica di insieme che deve spingerci a prendere decisioni anche impopolari. Ma la forza della politica e dei politici sta nel dimostrare i propri buoni intenti, ma soprattutto i loro buoni risultati: senza di essi non andremo da nessuna parte, come del resto avviene oggi, stretti nella morsa leghista/belusconiana, che tira a campare sulla pelle degli italiani.

Liberamente.
Gianni Tomasi

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Ritratto di Anonimo

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