Il Titanic e il suo Capitano
La grande nave da crociera affondata desta sconcerto ed un brivido, come un tributo per quei tanti brividi cercati per divertimento guardando le immaginifiche catastrofi dell'industria dell'intrattenimento, quando la realtà alza la voce.
Ma, in un momento così difficile per l'Italia, delicato per l'Europa e decisivo per gli equilibri economici mondiali, il simbolismo non può essere ignorato né taciuto: con una punta di superstizione, pur nobilitata in un retaggio ascrivibile agli illustri antenati di epoca imperiale, chi di noi non ha accostato nella propria mente questo insensato disastro ad un cattivo auspicio ed una pessima immagine del possibile destino del nostro Paese? Di certo all'estero molti lo hanno pensato e scritto.
Solo un fugace pensiero mi sento di aggiungere, sui due protagonisti di questa incredibile storia: il capitano - indegno, incapace e vergognoso - ed il commissario di bordo - l'eroe, o semplicemente una persona che fa il suo dovere fino in fondo in un momento critico.
Il pensiero è una domanda: com'è possibile che sì trista persona fosse il comandante, e che la persona meritevole fosse 'solo' il commissario di bordo? Ce lo chiediamo, o diamo per scontato che sia così e sia normale?
Naturalmente diamo per scontato che sia così. Ed anche quando, con specifico sforzo di non dar nulla per scontato, ci poniamo il dubbio, nessuna sorpresa.
In Italia una brava persona, capace e meritevole, non sta praticamente mai al posto giusto, nel posto che conta.
In Italia, nel posto che conta, che può fare la differenza, c'è sempre la persona mediocre, più controllabile, quella che 'rompe meno'.
Solo che questa volta il capitano non può scaricare colpe e responsabilità su 'governi precedenti', 'poteri forti' (=più forti di chi li indica), 'complotti di stampa', 'comunisti' vari etc...Noi italiani ci occupiamo di potere in modo becero, brindando all'arroganza più volgare con la scusa di odiare l'ipocrisia, oppure ripetendo bellissime parole come mantra senza sostanza né comportamenti coerenti e consequenziali, ma (quasi) tutti intrappolati nell'ottica più meschina della pur legittima ambizione individuale, quindi sempre preoccupati di chi deve comandare, piuttosto che di quale debba essere il modo di fare le cose (dunque, di conseguenza, chi sia più idoneo ad organizzarle).
In fondo voglio ringraziare il comandante Schettino, per aver finalmente dimostrato anche all'italiano più imbecille il nesso causale tra la mancanza di merito in chi comanda, ed il risultato per tutti gli altri.
Andrea Guazzi














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