ITALIA IN BLACK LIST

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Ipotizziamo che venissero organizzate 951 manifestazioni in 87 paesi presenti nel globo. Ipotizziamo anche che i bookmaker inglesi, come al solito, offrissero la possibilità di scommettere su dove sarebbero scoppiati i primi tafferugli in occasione di queste manifestazioni.
In questo periodo ipotetico di quarto e di questo tipo, l'Italia non avrebbe avuto una quotazione superiore all'1.01. Quasi in black list, per dirla nel gergo di chi mastica del mondo delle scommesse.

Nella realtà l'Italia non solo era in black list, ma si apprestava anche ad accogliere (impreparata come sempre) i tanto cari black block. Il copione era lo stesso di quello di Genova, una sorta di “veni,vidi, vici” del teppismo moderno, col solo scopo di appropriarsi di una manifestazione estranea alla violenza per tramutarla in un delirio puro. Roma, come Genova nel 2001, era la città ideale per violenza gratuita e vandalismo. E così è stato...

Per puro caso Roma è stata anche l'unica città in cui si sono verificati tali episodi, in cui le legittime proteste del 99 %dei manifestanti sono state prese accartocciate e buttate nel cestino, a vantaggio degli incappucciati di turno. E nel resto del mondo? Davanti al Parlamento Europeo la gente ha manifestato senza il minimo inghippo, nelle Filippine camminavano mano nella mano, mansueti, coi loro cartelloni e le loro bandiere. In Giappone camminavano perfino infila per due! All'Italia piace distinguersi...

Ma non bisogna focalizzare l'attenzione sulle ragioni di quei poveri ottusi cerebrolesi con le capacità cognitive dei palmipedi: non serve a nulla. Loro, in qualità di teste di minchia di proporzioni elefantiache, non capiscono nulla fuorché le manganellate. L'attenzione (e le domande) di tutti dovrebbe essere rivolta al Ministro degli Interni, ossia al caro vecchio Bobo Maroni, il quale, è noto, non è né Nostradamus né un mostro di strategia organizzativa. Ma bastava un bimbo di prima elementare per capire che la prevenzione è decisamente meglio della ricostruzione di una città a ferro e fuoco.

In virtù del fatto che l'Italia è considerata il paese dei balocchi (basta ammirarne il Parlamento), era prevedibile che il gruppo di palmipedi sarebbe giunto nella Città Eterna, e anche ben nutrito. Ma il Ministero (e il Ministro) non ha fatto nulla affinché la manifestazione non degenerasse. E il perché è semplice, quasi matematico: Roma brucia, il cittadino ha paura e corre a cercare protezione tra le braccia del reazionario che millanta la garanzia di una sicurezza totale, confezionata in tante parole e una nuova immotivata legge contro gli immigrati.

La chiamavano strategia della tensione. Oggi come la possiamo chiamare se non strategia dell'irresponsabile incompetenza? 

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