La Primavera araba al Congresso Eldr di Palermo
A Palermo, al Congresso dell’Eldr si sono aperti i lavori con un dibattito sui processi in corso nel nord Africa e più in generale nel Mediterraneo, noti come la “primavera araba”. E’ stato interessante ascoltare tra gli altri il sociolinguista francese di origine algerina Lounaouci che ha teorizzato la distinzione tra rivolta e rivoluzione. Secondo Lounaci è la consapevolezza circa la missione politica da compiere che segna lo spartiacque tra le due reazioni. Ha inoltre evidenziato come la forza del liberalismo stia nel proteggere la libertà individuale e nel riuscire a dividere il potere centrale. L’intervento di Osama Al Ghazali Harb, presidente del Democratic Front Party in Egitto, ha invece segnalato la presenza di un costante dibattito in Egitto tra islamismo e liberalismo che si dovrebbe risolvere con l’educazione, l’interazione, l’unificazione e la rivoluzione pacifica. Interessante anche l’intervento di Khalil Choucair, portavoce del partito Hariri e membro del consiglio di Beirut, che ha suggerito come l’Europa potrebbe promuovere la democrazia ed il liberalismo nell’area sud mediterranea, ovvero combattendo la mancanza di libertà, la corruzione, la povertà e la diseguaglianza facendo pressione sui leader politici ed insegnando ai popoli come accettare la democrazia. Essa infatti dovrebbe nascere in un contesto appropriato e crescere non con il potere, ma con la forza civile e l’istituzionalizzazione dei valori liberali. Il capo delegazione IdV al parlamento europeo, Niccolò Rinaldi, ha poi proseguito ponendo l’accento sui problemi che le barriere amministrative creano, non permettendo ai paesi nord africani di sviluppare e sostenere la ricchezza locale. Sarebbero dunque necessarie urgenti misure legislative tra cui il microcredito, l’utilizzo di nuovi strumenti economici (ad esempio banche europee che possano investire velocemente in questi paesi) ed il supporto dello sviluppo delle piccole-medie imprese. Ha concluso il dibattito Roger Albinyana, direttore del programma dell’unione per il Mediterraneo, che ha parlato di rivoluzione come periodo di transizione in cui, in mancanza di coordinazione, dovremmo promuovere la cooperazione tra nord e sud, sostenendo lo sviluppo del capitale umano con la creazione di nuovo lavoro che, secondo lui, sarebbe possibile grazie ad investimenti all’estero ed allo stesso tempo con la fondazione di nuove imprese.














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