Mattarella, la politica come risposta al fenomeno mafioso
“Nella capacità di identificare uno sviluppo e di proporre scelte coerenti di carattere produttivo che garantiscano una crescita economica, sociale e civile dell'Isola, c'è anche la risposta essenziale all'eliminazione delle ragioni di fondo del prosperare della mafia nella nostra Regione” . Con queste parole (oggi più che mai attuali), pronunciate il 20 Novembre 1979 all’Assemblea Regionale Siciliana, il Presidente della Regione Piersanti Mattarella riportava il dibattito sul fenomeno mafioso all’interno delle sedi istituzionali, all’indomani degli omicidi del giudice Terranova e del maresciallo Mancuso e meno di due mesi prima dell’attentato che lo avrebbe ucciso. Egli ribadiva con forza, altresì, che il problema mafioso è un problema di natura squisitamente politica, che pertanto necessita di soluzioni e risposte politiche. Perché occorre andare oltre "alla identificazione dei momenti repressivi, di lotta da parte degli organi istituzionali a ciò preposti: le forze dell'ordine e la magistratura."
Quel tremendo 6 Gennaio 1980, Piersanti Mattarella aveva solo 45 anni. Uomo di spicco della DC siciliana, unico leader dell’amministrazione regionale che manifestava una linea di rinnovamento, di apertura alla sinistra, veniva da più parti indicato come erede di Aldo Moro. Nato a Castellammare del Golfo (Tp) il 24 maggio 1935, iniziò la sua attività in seno all'Azione cattolica, ove ricoprì ruoli di spicco.
Al culmine di questa esperienza, decise di avviare il proprio cammino politico nelle fila della Democrazia Cristiana. Fedele alla scuola di Giorgio La Pira, si avvicinò alla corrente politica di Aldo Moro divenendo consigliere comunale a Palermo dal 1964 al 1967. Fu eletto per la DC deputato nell'Assemblea della Regione Sicilia nel 1967, incarico rivestito fino al 1978.
Quello stesso anno assunse, infatti, la carica più alta, quella di Presidente della Regione Sicilia, incarico nobilmente ricoperto fino al suo assassinio, avviando con tenacia la sua battaglia per la realizzazione di un obiettivo assai complesso, ma per cui giammai lesinò energie.
In altri termini, decise di intraprendere un percorso volto a cambiare un intero sistema e, contestualmente, cancellare la contiguità tra mafia e politica, introducendo una trasparenza nuova nel modus operandi del suo partito e nella vita pubblica siciliana. Venne, così, immediatamente approvata la sua legge regionale sugli appalti pubblici, volta a rendere più pulite le gare d'appalto, e richiese immediatamente l'elenco dei funzionari regionali nominati collaudatori di opere pubbliche, in modo da poter intervenire immediatamente in caso di irregolarità.
Vennero così lesi, per la prima volta, interessi enormi che ruotavano attorno al mondo dell'imprenditoria locale, dell'affarismo mafioso, del riciclaggio del denaro sporco, della stretta connessione fra potere politico, edilizia e malavita organizzata. Questa politica improntata alla cultura della trasparenza e della moralità, convinse la DC a togliere la fiducia alla giunta di Mattarella che fu così costretto, con riluttanza, a dichiarare esaurita la collaborazione coi comunisti, che fino a quel momento avevano garantito un appoggio esterno al governo dell’isola: la nuova giunta che Mattarella guidò dal febbraio 1979 vide il ritorno del PCI all'opposizione. Ma, nonostante le pressioni, si rifiutò di abrogare le riforme da lui stesso introdotte nel corso del precedente mandato. Mattarella difese con forza la linea del confronto coi comunisti, la nuova legislazione sugli appalti e chiamò tutta la società civile alla mobilitazione contro la violenza mafiosa: "Se tutti quelli che parlano di mafia si comportassero per isolare la mafia, forse avremmo già fatto un grosso passo avanti .Tutti quelli che avvertono la gravità di questo fenomeno, si comportino per creare condizioni di isolamento". L'invito di Mattarella era rivolto, probabilmente, a coloro i quali, nel suo partito, invece di isolare la mafia, isolavano egli stesso.
Nel 1979, alla Conferenza regionale dell'agricoltura, appoggiò l'on. Pio La Torre, accusando di collusione con la criminalità e il malaffare lo stesso assessore all'agricoltura.
Sempre più solo, emarginato dal suo partito, in un contesto di drammatica crisi economica, nel pieno della guerra di mafia, la DC provocò la seconda crisi della giunta Mattarella. In una intervista al Giornale di Sicilia questi dichiarava, con grande amarezza: "Il peggio è cominciato, ma il peggio va affrontato" . Quindi, riprendendo le parole del Cardinale Pappalardo, lanciava un ultimo, drammatico, appello: "Nella classe dirigente non solo politica, ma pure economica e finanziaria, si affermano comportamenti individuali e collettivi che favoriscono la mafia. Bisogna intervenire per eliminare quanto a livello pubblico, attraverso intermediazioni e parassitismi, ha fatto e fa proliferare la mafia".
L'intervista, rilasciata il 5 gennaio 1980, fu pubblicata sul quotidiano palermitano l'indomani, il giorno dell'Epifania. Quella stessa mattina Piersanti Mattarella, a bordo della propria auto, si stava recando a messa senza scorta: il presidente la rifiutava nei giorni festivi, voleva che anche gli agenti potessero stare con le proprie famiglie. Si era appena seduto alla guida della vettura, quando un killer si avvicinò al suo finestrino e lo uccise a colpi di pistola davanti alla moglie Irma Chiazzese. Mattarella spirerà poco dopo in ospedale.
Sul suo omicidio restano, ancora oggi, molti coni d’ombra. Resta il fatto che, con lui, scomparve quella 'primavera' politica e amministrativa che, grazie al suo impegno e al suo sacrificio, aveva vissuto una breve e tormentata stagione, ricacciando un'intera classe dirigente siciliana nel baratro del passato, ammutolita e incredula dinanzi ad una sfida mafiosa che mai aveva raggiunto quel livello.
Oggi, a distanza di 32 anni dalla sua scomparsa, il Dipartimento Giovani Idv intende ricordarlo, riaffermando il suo impegno per la moralità, la legalità e la trasparenza che sempre devono ispirare l’azione politica. Perché, come il presidente Mattarella amava ripetere, la mafia si combatte in primo luogo nelle sedi istituzionali, con gli strumenti propri della politica.
Anche se non è certamente incoraggiante sapere che, tra i suoi successori, si possono annoverare anche i nomi di Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo…
Dott. Antonio Cambria
Resp. area tematica legalità e antimafia - Dipartimento Giovani IDV Sicilia














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