NON CI RESTA CHE PIANGERE

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Il ritornello "Rigore, equità e crescita" rimbalza nel cervello degli italiani ormai da un mese, ma soltanto ieri il leitmotiv ha assunto delle sembianze legislative, sotto forma di manovra "Salva Italia".

Monti ha presentato questo pamphlet manco si trattasse della pellicola di Spielberg "Salvate il Soldato Ryan", nell'impeccabile stile sobrio di chi sta per fregarti di brutto. Ma molto sobriamente, sviscerando punto dopo punto, con una calma olimpica messa in pericolo solo dalla commozione del ministro Fornero.

Partiamo dal rigore. Per gli appassionati nessuna paura: resta invariata la massima boscoviana "rigore è quando arbitro fischia", mentre per facilitare l'apertura di nuove aziende si ricorrerà alla deregolamentazione. Senza dimenticare agevolazioni fiscali per le aziende che decidono di "internazionalizzarsi". Paradossale o semplicemente una minchiata liberista?

Crescita. In assenza di prodotti Plasmon per 60 milioni di italiani, si è optato per l'acquisto di milioni di adesivi per dentiere, innalzando l'età pensionabile, che nel 2018 sarà uguale per uomini e donne: 66 anni (minimo). Resta un mistero come si possa crescere e combattere la disoccupazione alzando l'asticella del pensionamento. O forse si pensa di puntare allo totale sfinimento dell'ultra sessantenne che, tirando le cuoia sul posto di lavoro, crea lavoro per i giovani! Perfida genialità bocconiana?

Equità. Tagli ai privilegi della Casta? Non pervenuti, salvo l'abolizione della giunte provinciali e la riduzione dei consiglieri provinciali (comunque roba da 500 mln di risparmio annuo). Le classi più opulente possono tirare un sospiro di sollievo: solo una piccola tassa sul lusso (barche, aerei, elicotteri e auto "rinomate") e un prelievo una tantum dell'1,5% ai capitali scudati (al 5%) dal governo Berlusconi. Poveri evasori: d'altronde li si è fatti rientrare in Italia con la promessa che non gli sarebbe stato toccato il patrimonio. Sarebbe un grave sgarbo fregarli così palesemente con un più che legittimo prelievo del 10% del capitale scudato...

In breve, la manovra da 30 miliardi lordi (20 netti), 17 in entrate e 13 in tagli alla spesa pubblica è imperniata sul sacrificio dell'italiano medio. Ergo, a pagare saranno sempre i soliti, grazie a un aumento di 2 punti dell'Iva (dal 21 al 23%) che si abbatterà sui consumatori e all'Imu, rielaborazione dell'Ici, per evitare che i comuni falliscano (totalmente), svendendo tutte le loro proprietà.

La lotta all'evasione si fa un pelino più seria dell'era berlusconiana, abbassando la soglia di tracciabilità da 5000 euro di B (che così poteva pagare le sue peripatetiche... Ipse dixit) a 1000 euro. Un passo avanti, anche se la soglia 300 euro (quella migliore per combattere l'evasione) appare ancora molto lontana.

La "Salva Italia" è una legnata nei cabasisi, per la quale dobbiamo perfino ringraziare il nuovo premier, visto che almeno non faremo la fine della Grecia. Era urgente e indispensabile intervenire con misure veloci e forti, sia per riguadagnare la fiducia dei mercati sia per tranquillizzare l'Europa. Risultato raggiunto subito nella giornata odierna.

L'immobilismo berlusconiano, tanto decantato dai suoi stessi houseorgan è ciò che ci ha condotto a questo stato di cose. Il procrastinare ha inguaiato l'Italia e gli italiani, anche quelli che avevano dato sostegno e il loro amorevole voto a B, idealizzato come il salvatore della patria (declassato da Moody's a salvatore di 'sta pippa).

Faremmo bene a tenere a mente l'ultimo triennio berlusconiano, perché se ora ci troviamo nella spiacevole condizione di doverci piegare a 90° in attesa che il governo Monti metta in atto la sua manovra, lo dobbiamo a B, che solo a fini elettorali non ha fatto ciò che andava fatto.

Ora, per dirla come il duo Benigni-Troisi, non ci resta che piangere... 

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