Precarietà e Salute
Per avere una più ampia visione di quali siano le reali conseguenze del precariato, credo che sia importante indagare su come questo fenomeno abbia portato un notevole aumento di disagio psicofisico nei lavoratori. Le tipologie di lavoro disciplinate dalla legge 14 Febbraio 2003 n. 30 (apprendistato, lavoro temporaneo,lavoro a progetto,collaborazione occasionale,collaborazione coordinata e continuativa) hanno introdotto una trasformazione radicale nel mercato del lavoro e hanno permesso alle aziende di avere con i dipendenti un rapporto meno impegnativo e di maggiore discrezionalità sul piano dei doveri e allo stesso tempo sono diventate continua fonte di preoccupazione per giovani e meno giovani. Tutto questo per l’introduzione nella società del concetto di precarietà che ha portato nei lavoratori grandi difficoltà sociali, come l’impossibilità di accedere ai mutui, di acquistare una casa e formare una famiglia. La mancanza di una stabilità lavorativa impedisce infatti la progettualità con conseguenze negative sia sull’individuo che sulle relazioni familiari e sociali. Il lavoro atipico, diventato ormai “tipico” nella nostra società, comporta per i lavorati problemi non indifferenti sul piano psicologico, dovuti all’incertezza sul proprio futuro, all’assenza di tutela riguardo la malattia, all’adattamento di diversi contesti aziendali ed alla frustrazione per i periodi di discontinuità lavorativa. E’ provato che la precarietà lavorativa e il frequente cambiamento conducano le persone a delle condizioni di disagio e tensioni quotidiane che in alcuni casi possono esplodere in vere e proprie patologie, in particolare i disturbi legati alle condizioni di vita lavorativa che ad oggi i lavoratori sono costretti a vivere. Fra queste condizioni di vita disagevoli la precarietà gioca un ruolo principale, infatti è spesso correlata alla possibilità di portare disturbi legati allo stress, come apatia, disinteresse, ansia, depressione, fenomeni riscontrati più frequentemente nelle donne relativamente al fatto che vivono condizioni di precariato in percentuale superiore rispetto agli uomini. I risultati negativi sulla salute psicofisica dei lavoratori atipici sono stati riscontrati grazie a studi effettuati in numerosi paesi. Tutto questo dovrebbe portarci a riflettere non solo sulle gravi conseguenze che il lavoratore è ormai costretto ad incontrare nella propria vita ma anche sulla ricaduta economica che tutto questo porta nella spesa pubblica. Per questi motivi e per una più approfondita valutazione della problematica, credo che sarebbe importante avviare un’indagine che vada ad analizzare come sia aumentata nel nostro territorio la richiesta di sostegno psicologico relativamente ai fenomeni sempre più diffusi come disoccupazione e precarietà, perché anche la politica possa riservare maggiore attenzione alle problematiche occupazionali e alle conseguenti ricadute sulla salute pubblica.
Martina Mansueto
Consigliere Provincia di Arezzo
Italia dei Valori














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