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TRACCIABILITÀ DEI VOUCHER PER COMBATTERE IL LAVORO IRREGOLARE

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Il Governo ha appena ridefinito la normativa per contrastare il lavoro in nero vista la pratica sempre più diffusa del ricorso al lavoro accessorio, retribuito con i voucher: nel 2015 sono stati 1.380.000 i lavoratori che hanno percepito almeno un buono. L’approvazione in via preliminare del primo decreto legislativo che integra e corregge il Jobs Act apre il via alla tracciabilità dei voucher, in quanto sono stati ritenuti fonte di lavoro irregolare.

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I voucher (o buoni lavoro) sono la modalità di retribuzione del lavoro accessorio, ossia una prestazione lavorativa non riconducibile a veri e propri contratti di lavoro. Si usano infatti per i lavori occasionali col fine di tutelare opportunità saltuarie altrimenti non regolamentate. Sono nati per retribuire i lavori stagionali (specialmente in agricoltura) ma da qualche anno sono molto diffusi anche nel servizio di ristorazione, alberghiero, commercio e servizi.

Il voucher ha valore di 10 euro all’ora, di cui 7,50 euro costituiscono il guadagno netto del lavoratore e 2,50 euro vanno all’INPS per i contributi previdenziali e all’INAIL per l’assicurazione infortuni. Inoltre ogni lavoratore può ricevere annualmente voucher per un totale di 5.000 euro netti per singolo datore, mentre i cassaintegrati possono accumulare fino a 3.000 euro netti l’anno.

Possono essere retribuiti con i voucher: pensionati, studenti (dai 16 ai 25 anni), cassaintegrati, lavoratori in mobilità, chi riscuote la disoccupazione Aspi/mini-aspi, i disoccupati dell’edilizia, i lavoratori part-time, inoccupati, lavoratori autonomi, dipendenti pubblici e privati, ed extracomunitari in possesso di permesso di soggiorno per lavoro (o per studio) o per “attesa occupazione”.

La novità del testo normativo riguarda soprattutto la tracciabilità: “mutuando la procedura già utilizzata per tracciare il lavoro intermittente si prevede che i committenti imprenditori non agricoli o professionisti, che ricorrono a prestazioni di lavoro accessorio sono tenuti, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione di lavoro accessorio, a comunicare alla sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, mediante sms o posta elettronica, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione”. Questo significa che ad esempio, se un locale di ristorazione ha bisogno di personale aggiuntivo per un evento, deve comunicarlo all’ Inps e Ispettorato del lavoro al massimo entro un’ora dall’inizio del servizio per la retribuzione via voucher.
Se la comunicazione non avviene, verranno applicate sanzioni di minimo 400 e massimo 2.400 euro per ogni lavoratore non ufficializzato.

Le nuove regole però non riguardano il lavoro domestico che rimane escluso dall’obbligo di tracciabilità: le famiglie quindi non devono comunicare né all’Inps nè all’Ispettorato del lavoro il pagamento di baby sitter, donne delle pulizie e badanti con il voucher.